Nuovo Anno, Nuovo Vita. Davvero?


Nuovo Anno, Nuova Vita.

Spesso sentivo dire questo a quelli più grandi.  Ora che sono diventato io “quello grande”,
ho capito alla fine che sia una grossa stupidaggine.

Il perchè è facile da intuire. Il tempo racchiuso tra il 31 dicembre di un qualsiasi anno ,
al 01 gennaio di un qualsiasi altro anno, non può e non potrebbe mai far cambiare le cose di un “nuovo” anno che inizia.

Mi spiego, prendiamo a caso un qualsiasi giorno di un anno a caso, per esempio, il 15.03.10,
(scusatemi se è il compleanno di qualcuno o una data a cui tenete XD),
il 16.03.10, (tra l’altro come il 31.12 e 01.01),  cosa pensiate che cambia!?
Certo come in qualsiasi altro giorno posso avvenire tante cose, cose belle,cose brutte,inaspettate…

Ma, Nuovo Anno, Nuova Vita, no, non lo accetto.

Ad ogni modo grazie per fare visita in questo blog scordato “dal web” e si, Buon Anno.

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Pensieri.


Niente da fare.
Non riesco totalmente a stendere sù quattro righe di pensieri decenti collegati opportunamente in uno schema logico.
Un blocco, un ostacolo , qualcosa non và.
Ma più tengo dentro e più ho voglia di scrivere, di parlare, di sfogarmi.
Chissà, sarà il periodo. Bella fregatura.

Attendo con ansia un risvolto positivo a ciò.
Alla prossima.

Tempo Perso


Difficilmente, si pensa al tempo perduto ogni giorno.
Mi spiego;
Riflettevo sul com’è possibile accettare la perdita di ore ed ore per compiere lavori alquanto banali, inutili e superficiali, come pagare un bollettino negli uffici delle nostre “gloriose” Poste Italiane, di cui possiamo andare tanto fieri.
Riflettevo sul com’è possibile accettare di fare ore di fila di traffico e altrettanti, per poter parcheggiare una latta, comunemente chiamata “Automobile”.
Pochi esempi degli infiniti modi per perdere tempo prezioso, ma il punto è:
Com’è possibile che nessuno si ribelli?
Che nessuno ci pensi, che nessuno…pensi sia sbagliato.

Riporto una frase di un libro, “Avere o essere?” di Erich Fromm, la quale mi ha in parte dato una risposta, seppur negativa, può sembrare che non è inerente al mio pensierio, ma lascio a voi il piacere di rifletterci su lo stesso.

Più siamo prigionieri del nostro isolamento, più siamo incapaci di risposte emozionali al mondo circostante, e in pari tempo quanto più inevitabile sembra essere una catastrofe finale, tanto più perfida diviene la nuova religione: noi cessiamo di essere i padroni della tecnica per diventarne invece schiavi, e a sua volta la tecnica, che un tempo era fondamentale elemento creativo, rivela l’altra sua faccia, quella di dea della distruzione, (come Kali degli indiani), alla quale uomini e donne ne sono pronti a sacrificare se stessi e i loro figli.
Mentre a livello conscio continua ad aggrapparsi alla speranza di un futuro migliore, l’umanità cibernetica rimuove l’evidenza del fatto che è divenuta l’adoratrice della dea della disruzione.
E’ una tesi, questa, che ha dalla sua molte prove, le più convincenti delle quali sono tuttavia due; la prima è che le grandi potenze (e anche alcune minori) continuano a costruire armamenti nucleari di sempre maggiore capacità distruttiva, senza riuscire ad approdare all’unica soluzione sensata, vale a dire alla distruzione di tutti gli strumenti bellici del genere, la seconda è che praticamente nulla vien fatto per eliminare il pericolo della catastrofe ecologica.

In una parola, nessuna misura concreta viene intrapresa ai fini della sopravvivenza della specie umana.

 

Riavvio in corso…


L’informatica è un’ottima scienza con cui poter gestire l’umanità;
pensate, programmi difettosi, virus ed errori, tutte cause comuni di disordini, di piaghe per la vita elettronica di una macchina;
e quando ciò accade, tutto ha un seguito.
Errore – ripristino – restart

Immaginiamo ora un bel crash dell’umanità, un ingente perdita dati, è un frizzante riavvio.
Si ecco cosa ci servirebbe, un riavvio dell’umanità.

Ecco cosa ci manca..


Ecco cosa mi manca.

La mia FIAT


Sarà pur sempre una mia utopistica e illusoria follia rivedere la Fiat, la gloriosa perla d’industria italiana, madre di macchine resistenti, tecnologiche e belle, ma sopratutto italiane, ritornare ad essere, un’azienda seria e di qualità Italiana.

Ho sempre l’immagine ben definita della grande sede centrale torinese, quell’immenso plesso industriale dal quale entravano ogni giorno centinaia e centinaia di uomini e donne con tute blu, fieri di portare il marchio italiano per eccellenza, impresso nelle maniche e nel petto.

E ora?. Ora cos’è la Fiat per noi?

Per me è ciò che non doveva mai diventare. Una semplice industrierella, con nessun capo, con nessun interesse, e non più italiana.
Perchè? Perchè ciò che funziona bisogna sempre arrivare a romperlo? A studiare il metodo migliore per distruggere ciò che è buono , prolifero e di interesse nazionale?
E’ tutto marcio, non c’è altro da dire, e la Fiat rispecchia oggi ciò che avviene in Italia, nella politica ma sopratutto nel modo di pensare.
E’ vero, globalizzazione, marchi a basso costo, non fanno che peggiorare la situazione per la casa torinese, ma non è il solo motivo del grande declino di questa azienda.
Scelte sbagliate, sia politiche che amministrative hanno fatto si che tutto ciò oggi accadesse, e chissà il futuro cosa potrà riservare gli operai, gli impiegati e gli alti amministratori dell’azienda.
Ma si spostiamo anche le fabbriche in paesi esteri, mica dobbiamo far macchine italiane noi??!!
Senza dire che si è toccato il fondo con gli ultimi accordi presi a Mirafiori.

I bei tempi son proprio finiti.

Sarò forse fin troppo nazionalista, o forse sognatore, o chissà cos’altro, ma quel marchio, quelle “semplici” parole marchiate a fuoco sul telaio della mia vecchia Punto, bhe quelle parole sono il riassunto di una storia tutta italiana che oramai, ahimè, sta andando sempre più a scomparire e perdersi nell’oblio delle allegre amministrazioni.

 

 

 

Ritorna ad essere ciò che eri.